Parliamo di mente e coscienza.
A volte si confondono e si confondono anche con la conoscenza.
Parliamo di quel tipo di mente inquieta, irrequieta che si attorciglia in pensieri, o che vaga o resta intrappolata in loop mentali.
La coscienza , invece è uno stato di essere, uno stare e osservare in piena presenza.
Quando diciamo sono cosciente, ho preso coscienza, ci sentiamo in un certo modo. Per me la coscienza sa di fuoco che scalda e che trasforma.
La coscienza è per me quell’elemento cerniera che innesca la trasformazione interiore.
La sensazione di disagio è molto spesso il punto di partenza per trasformarci.
Fin da piccola sentivo un disagio, mi sentivo non bella, troppo timida e sentivo che la mia timidezza mi limitava, non mi piacevo. Volevo cambiare questo aspetto di timidezza che mi imprigionava in parole e gesti non miei.
E mi ricordo ancora quando ho chiesto ai miei genitori se una persona può cambiare, se si può diventare diversi. La risposta è stata più o meno questa: il cambiamento è molto difficile; il detto se nasci quadro non muori tondo della mia famiglia la diceva lunga.
Io sentivo che invece, non era proprio così, ci deve essere un modo, pensavo, non ci si può sentire condannati a questo modo di essere, soprattutto se non ne si è contenti. Ci deve essere un modo per sentirsi più liberi, per poter cambiare.
Questa spinta mi ha fatto ricercare. Sentirmi condizionata da qualcosa (la timidezza e gli aspetti che non mi piacevano) che percepivo più forti di me, e oltretutto, non facilmente modificabili non mi stava bene.
Più avanti sono entrata in contatto con un bel paradosso ma anche una via: per cambiare bisogna prima accettare ed amare i propri limiti, o quelli che vediamo come tali.
La spinta all’esplorare il cambiamento, la trasformazione, derivava proprio dal mio non piacermi, e avevo scelto i miei genitori anche per la loro mancanza di visione in questo.
Il mio pensiero interno fisso sotto sotto originava da questa discrepanza nel sentire rispetto ai miei genitori.
La vita più avanti tornò ad insistere, attraverso eventi ancora più forti che mi fecero sentire molto limitata, da qualcosa su cui mi sembrava di non avere alcun potere. La questione tornava. Di nuovo, in un altra forma.

Davvero certe cose che ci legano non si possono trasformare?
Davvero non si può?
Sicuramente c’è la questione dell’impegno, per evolvere per trasformarsi, per arrivare ad una nuova versione di te, che sai che hai già dentro ma che qualcosa ti impedisce di realizzare.
Certo ci va impegno e desiderio, però è possibile, è proprio possibile. ed è una espansione. Dento di te lo sapevi fin dall’inizio che non era così, che ci doveva essere un modo. Quel “ci deve essere un modo” arriva da una voce della tua COSCIENZA.
Ho questa immagine che mi parla. ” Noi nasciamo con una grande forza e un grande intento dell’Anima e quando ci scontriamo con delle mancanze sappiamo che ci deve essere qualche cosa di altro. Il “ci deve essere qualcos’altro” è la forza nucleare dell’Anima, viene da li. L’Anima porta la sua Verità. L’anima che si è assunta il suo proposito nella vita attraverso il caos vuole realizzare invece il “si può.”
L’anima non segue la razionalità della mente, ma ha una sua mente perfettamente logica che poggia su altre basi.
Gli eventi difficili, le mancanze hanno suscitato questo attrito nella nostra vita, tra le circostanze e la nostra Voce interiore. L’attrito genera però la scintilla che ci porta a metterci alla ricerca per stare meglio, ricontattando questa forza che non ha mai smesso di dire la sua.
Dal “Qualcosa non mi torna”, riattingo all’energia animica, al punto zero. Dall’attrito nasce la nostra vita come opera.
Ritornando alla coscienza, al guardarci, all’osservarci al sentirci essere, impieghiamo quel fuoco unito volontà e dell’amore. Raduniamo gli strumenti che ci servono e che ci piacciono, uscendo dagli schemi dati e iniziamo ad accendere il nostro fuoco e a conoscerci.
Allora non solo ci si può trasformare, seppur rimanendo esternamente simili, ma anche trasmutare, cioè cambiare la sostanza di cui siamo interiormente fatti. La trasformazione diventa molto più radicale, interessa non solo la forma, ma la sostanza di noi e inizia a coinvolgere varie parti del nostro essere.
Gli alchimisti parlavano di trasmutazione dal piombo in oro e hanno descritto le fasi di questo processo. Noi possiamo riferirlo alla nostra interiorità. Gli stessi alchimisti lo vivevano non solo in senso materiale nei loro laboratori ma anche interiormente e spiritualmente.



