Cosa ti dici e cosa dici all’altro?
Le parole contano. Eccome. Sono vibrazione che va, vibrazione che torna. Il modo in cui parliamo agli altri è lo stesso che usiamo con noi stessi. Le definizioni che ci diamo di noi scolpiscono il nostro mondo e lo plasmano cosicchhè noi diventiamo il nostro dialogo.
E questo dialogo può essere via via raffinato e ripulito. In principio era il verbo, la parola, la vibrazione. Questa citazione biblica parla di una verità. In principio, prima viene la parola poi la realtà da essa creata. Quindi è importante come parliamo e cosa diciamo.

Consideriamo frasi di uso comune, per esempio ” Sono stanca”. E’ semplice ma…Che cosa vuol dire? Che io, tutta me sono stanca. Mi identifico con la mia stanchezza. E se provo a dire “In questo momento sento stanchezza”?. Bene significa che allora io sono qualcosa di altro, la stanchezza è una cosa che sento, ma io sono molto di più. E che questa è passeggera, è relativa a questo momento e basta. Può durare, non durare cambiare. Suona molto diverso. Se dovessimo mettere su un piatto di una bilancia le due frasi, quale pesa di più?
Inoltre ho circostanziato un evento. Ho parlato di questo momento, lo ho collocato nel tempo e posso anche collocarlo nello spazio. Anche questo è importante. Prediamo ad esempio un’altra frase che spesso sentiamo nelle coppie o tra genitori e figli. “Possibile che non mi ascolti mai e mi porti all’esasperazione?/mi fai arrabbiare/ sei il solito svogliato. Ti chiedo qualcosa e ti fai i fatti tuoi”.
Diverso suona se, dallo stesso fatto di partenza formuliamo un’altra frase:
“Prima, quando ti ho fatto quella domanda su… e non mi hai risposto, non mi sono sentita ascoltata, mi sono sentita triste, avevo voglia di condividere..” meglio ancora se si chiude con una proposta basata sul proprio bisogno di quel momento, per es. “in questo momento ho bisogno del tuo punto di vista su questa situazione”
Ci sono molti studi e metodi sulla comunicazione efficace, e gli esempi accennati si basano sui principi della comunicazione non violenta: circostanziare l’accaduto, descrivere obiettivamente i fatti senza cadere nei giudizi, parlare in prima persona di ciò che si è sentito senza attribuire colpe, essere consapevoli dei propri bisogni e avanzare una proposta basata su di essi.
Potrebbe sembrare macchinoso, ma può essere una modalità da imparare, ripetere e fare propria e diventerà spontanea. Quanto tempo abbiamo impiegato a scuola a imparare a fare addizioni e divisioni, quanti esercizi ripetuti abbiamo fatto e alla fine ora viene tutto spontaneo. A scuola ahimè non ci vengono insegnati i principi della comunicazione, che possono salvare una comunicazione interiore, di coppia e di gruppo, e andiamo in giro un po’ come analfabeti nelle relazioni. L’idea romantica che l’amore salva tutto e che basta questo, vediamo che alla lunga non tiene, non è sufficiente. Amore e volontà sono i due pilastri che formano il portale di ingresso del nostro tempio. E’ necessaria, oltre all’amore e alla passione anche una consapevolezza del come, con coscienza mettere la base di terreno fertile su cui tutto questo possa fiorire.
Anche quando scriviamo un diario possiamo fare attenzione che il nostro dialogo interiore si sviluppi in questo modo. Ci può aiutare a comprenderci meglio e soprattutto ad assumerci in tutto e per tutto la responsabilità, dei nostri sentimenti pensieri ed azioni. E con essi la capacità di auto osservarci, consolarci e darci amore.
E poi c’è il linguaggio della fusione, quello poetico. I bambini lo hanno ancora. E’ bello poterlo recuperare, similitudini, metafore, linguaggio del cuore, e le parole prendono le ali, trasformano, vivificano. Con l’altro o con la propria bambina/bambino interiore, quando parliamo o parliamo a noi stessi, è questo che trasforma, è il balsamo dell’Anima.
E’ il nostro “M’illumino d’Immenso”. Quando leggiamo una poesia sentiamo che si infila in una nostra dimensione sottile di bellezza e cura. Anche le nostra parola crea, diffonde, cura.


