Che importa? Che cosa veramente importa?

Alla fine dei conti per molto o per poco  non vale la pena aggravarsi. Non vale la pena aggrapparsi. Tutto va, tutto passa. Già passò diceva una mia maestra.

Cosa analizziamo, qualcosa che già non è più? Cosa tratteniamo qualcosa che è già volato? Tante cose  aggraviamo. Anche il dolore potrebbe essere meno spesso e più semplice a volte. Perchè c’è un dolore fisiologico e un dolore appesantito dal nostro continuo ripetere e rafforzare il “dramma”.

Maestri del dolore o della leggerezza vogliamo diventare? Chi lo ha detto che si è insensibili se si è leggeri? o vale la pena valutare l’intrinseca leggerezza delle cose tutte?

Già è passato. Tutto è già passato. E se è arrivato è per farci una sorpresa. Si una sorpresa: alla vita non importa ciò che valutiamo bello o brutto. Importa, al momento, forse la nostra capacità di gioire e soffrire. Importa l’impressione di meraviglia.

Giù le mani dagli eventi. Se riuscissimo a farlo saremmo più leggeri, ma  una cultura iper-razionale ci ha insegnato ad appropriarcene ad analizzarli a smontarli, ricostruirli, trattenerli. Non a respirarli e poi a lasciarli andare. Giù le mani.

Esperienza, esperienza esperienza, l’Anima vuol fare esperienza e non ha il giusto e lo sbagliato, non comprende il bello e il brutto perché è tutto bello per l’Anima. Così l’Anima ragiona e dobbiamo capire che è perfettamente razionale il suo ragionare.

Tutto è accadimento per lei, tutto è meraviglia, e questo è il mondo che sta oltre il mondo.  E’ tutto un alzarsi di sipari e uno spalancare gli occhi.

E che cosa c’è oltre un giro di giostre? L’Anima che se la ride che si diverte che si meraviglia, pronta a tuffarsi in un altro livello.

Si se la ride davvero e prova gusto e sapore negli eventi. Qualsiasi evento.

E la sfida è in quel qualsiasi evento, tragico o comico. Qualsiasi. Rinasce da qualsiasi cosa senza giudizio.

Poi c’è un’altra particolarità, l’Anima sa sempre di farcela, gli eventi non le sembrano più grandi di Lei, proprio perché è lei che li ha provocati,

Per farci dire prima o poi “Meraviglia”.

Pochi giorni fa mi sono imbattuta in questa citazione

La consapevolezza non ha mai incontrato una cognizione che non le piacesse

Daniel J.Siegel

E mi sono chiesta che  cosa si intende per cognizione. La cognizione è una qualsiasi cosa o evento di cui veniamo a conoscenza, una informazione, un dato, una conoscenza.

Ma dunque cosa è la consapevolezza? E’ una facoltà che viene dal piano dell’essere. Deriva da “sapere con” e si riferisce all’essere coscienti. Viene dal piano di essere presenti a noi stessi e da quel piano con sapore, cioè abbracciare con gusto. Con-sapere significa sapere insieme, non solo con la mente ma con tutto se stessi. Inoltre sapere deriva dal latino sàpere, e si riferisce al gustare, all’avere sapore.

Tradotto significa che la nostra coscienza abbraccia con gusto qualsiasi cosa conosca. Sta nella sua natura.

Allo stesso modo, ad altro livello, possiamo dire che

L’Anima gusta , si meraviglia e assapora ogni evento senza alcun giudizio. Crea e si meraviglia allo stesso tempo.

Anche questo è logico anche se non sembra. Ma… potremmo chiederci:” Se sono io che creo allora come faccio a provare meraviglia? quello che ho creato me lo dovrei aspettare… “. E invece no, l’Anima si meraviglia creando!

Qualcuno, forse duemila anni fa disse che era necessario ritornare come bambini. Forse come degli adulti – bambini coscienti, capaci di avere quel contatto con l’Anima, la cui essenza è gioia e meraviglia oltre il giudizio di bene o male.

Ma dunque tuti giorni cosa ne facciamo di questo? Tutti viviamo gioie e dolori anche perchè giudichiamo e sentiamo quello che avviene dividendolo tra bene e male, tra ciò che ci fa piacere o soffrire.

Possiamo fare un esercizio prima o dopo per accorgerci dell’Anima o entrarvi in relazione con la volontà.

Nel prima: accade un evento. Faccio un fermo immagine della coscienza, qualunque esso sia. Prendiamo questa pratica come un esercizio. Qualunque evento accade, cerchiamo di fermarci appena prima di giudicarlo. Guardiamolo con gli occhi della meraviglia. Solo per il fatto che accade, è una meraviglia, ha un suo soffio, un suo respiro. Almeno per una frazione di secondo fermiamo il tempo e sospendiamo il giudizio e respiriamolo nella sua essenza.

Nel dopo, dopo averlo vissuto, elaborato, dopo aver vissuto le sue conseguenze, quando sentiamo che stiamo passando ad altro evento e forse stiamo chiudendo quell’evento con un pizzico di rancore, di stanchezza, di euforia, proviamo di nuovo a fare un fermo immagine.

Sentiamone la sua essenza, la sua impermanenza, ma anche il suo spirito, e vediamo se infine ci viene da meravigliarcene.

E poi sappiamo che, già passò, e siamo pronti per il tuffo successivo.

Namastè, Daniela